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	<title>La Chiesa per la Scuola - Blog &#187; oratorio</title>
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	<description>Il 10 maggio a Roma con Papa Francesco</description>
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		<title>Il Papa incontra la scuola&#8230;e noi c&#8217;eravamo!</title>
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		<pubDate>Wed, 14 May 2014 17:21:59 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Mettersi in viaggio alle 5 di un sabato mattina non è facile: hai bisogno di un sogno che sia più forte del sonno. Non è altrettanto facile stare fermi in un pulmino per tante ore, aspettare facendo la fila davanti a una transenna senza capirne il motivo, mentre la folla si accalca e nemmeno stare sotto il sole di una giornata che sa più di estate che di primavera. Non è stato facile ma ne è valsa la pena. “Ne è valsa la pena” sono le prime parole che riecheggiavano sulle labbra dei ragazzi al termine dell’evento di Piazza San Pietro.</p>
<p>I motivi sono tanti e ognuno ha i suoi. “Tanta gente così tutta insieme non l’avevo mai vista” è una delle cose che ha colpito di più Felix. “Mi è piaciuto – dice Alejandro – il fatto che all’inizio cantavamo e ballavamo ma poi si è passati a discorsi sulla scuola: siamo fortunati ad avere una scuola così organizzata rispetto ad altri paesi del mondo”. Un punto di vista quanto meno anomalo sulla bocca di uno studente.</p>
<p>Prima dell’intervento del papa, la testimonianza che più è piaciuta ai ragazzi dell’oratorio don Bosco di via Adua è stata quella di Yuri Chechi. “Meglio una sconfitta pulita di una vittoria sporca”, sono queste le parole rimaste impresse a loro e non a caso ripetute da Papa Francesco. Uno dei ragazzi mi ha confidato che vincere è bello ma chi vince imbrogliando non può ricevere quella gioia grande di chi vince pulito.</p>
<p>Riguardo a papa Francesco “nessuno di noi aveva mai visto il papa così da vicino e anche la sua voce ti raggiungeva in maniera più diretta: è tutta un’altra cosa”, “un uomo semplice, dai movimenti disinvolti che trasmettevano tranquillità”, “ha salutato tutti andando fino in fondo a via della Conciliazione”, “è un modello di umiltà”, “essere così vicino a lui mi ha fatto sentire importantissimo”.</p>
<p>Fra le parole del papa, semplici e comprensibili da tutti, qualcuno è rimasto colpito di come Francesco fosse rimasto in contatto con la sua insegnante anche una volta terminata gli studi. Proprio lei gli aveva trasmesso la bellezza della scuola.</p>
<p>Un’esperienza ricca ed entusiasmante come questa non può rimanerlo anche nel domani se non si impara a rileggerla, a farne tesoro, a capire cosa ha da dire a tutti gli altri giorni che seguiranno e che si inseguiranno nella routine di tutti i giorni. Pertanto, “due sono le cose mi porto a casa. La prima è di essere cosciente della fortuna che ho nel poter avere un’istruzione, un’opportunità che non posso permettermi di sprecare. La seconda è che dal lato spirituale l’incontro con papa Francesco non mi ha fatto sentire inferiore a lui come all’inizio credevo: ho percepito una sensazione di pari dignità con lui anche se egli è al vertice della Chiesa”.</p>
<p>Le risonanze dei ragazzi sarebbero ancora tante e non è possibile scriverle tutte, anche perché quelle più profonde rimarranno nell’intimo di ciascuno e sono convinto che porteranno molto frutto. Di certo quello che in sintesi si può dire che è che hanno visto una Chiesa bella, dai gesti accoglienti, dal volto sorridente, dai pensieri profondi e soprattutto di un papa povero fra i poveri, semplice fra i semplici, vicino ai lontani, amico di tutti, i cui occhi brillano di fede e di gioia. Insomma un incontro con una persona speciale, pieno di attenzione verso tutti e che ricorda a ciascuno che è degno di essere amato.</p>
<p>Francesco Santarello<br />
Educatore<br />
Oratorio don Bosco di via Adua, Reggio Emilia</p>
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